testata


Dalle pagine ingiallite di un giornale riemergono le notize Appuntamento a Roreto con due firme de La Stampa Mercoledì 5 aprile 2017, ore 20,45, Casa della Gioventù a Roreto

La Stampa ha festeggiato 150 anni di vita. Le storie di quegli anni sono nascoste nei sotterranei del giornale, nell'archivio. Basta un click e si possono trovare una miriade di ezio mascarino 2016notizie. Ma fino a pochi anni fa non era così. Ed era lì, in archivio, che correvano i giornalisti per raccogliere informazioni su quanto dovevano scrivere.

 

Il racconto di Ezio Mascarino, trent'anni di cronaca a La Stampa, insegue anni lontani, quando l'archivio era il cuore del giornale. Quelle buste (esistono ancora) custodivano le radici di ogni notizia.  Aprendole, sfogliando ritagli e foto, affiorano pagine dimenticate. È un racconto sul filo dei ricordi quello che Ezio Mascarino (con la più giovane collega Marisa Quaglia, che festeggia i 30 anni di “firma” sui giornali)  propone nell'incontro per l'Università popolare (mercoledì 5 aprile 2017, alle 20,45, Casa della Gioventù a Roreto).

 

Durante la serata si ripercorreranno alcune delle notizie che hanno fatto parlare in epoche più o meno lontane. Una di questa è “La busta di Buffalo Bill”. Ai primi di marzo del 1906 nel centro di Torino comparve un manifesto. Annunciava“la più grande rappresentazione del mondo, con 1300 uomini e cavalli, 100 pelli rosse, capi, guerrieri, donne e fanciulli”. Giunti a Torino su quattro treni speciali, 150 vagoni, convoglio lungo quasi un chilometro. Arrivavano da Roma dove si erano esibiti anche  davanti al Papa. Era il grande West portato in giro per l'Europa dal colonnello William Frederick Cody, in arte Buffalo Bill. Sì, Buffalo Bill è davvero venuto a Torino. E fu uno spettacolo grandioso. Mascarino ricorderà un fatto di cronaca di quei giorni. Lo scrisse il conte Eugenio Veritas, un chansonier cieco, di nobili origini, ma che ridotto in povertà viveva cantando nelle piazze e nei mercati. Veritas ha lasciato, tra altre canzoni, la storia di Tonin e della moglie, Rosina, una sartina che fuggì proprio in quei giorni con un ragazzo della compagnia di Buffalo Bill. Lei lasciò una lettera: “Perdonami Tonin...”. E il racconto continuerà mercoledì alla Casa della Gioventù.
In un'altra busta c'è una foto. Siamo in piazza Vittorio a Torino, è il 1° maggio 1975. Un giovane capo della squadra Mobile Giuseppe Montesano e un ancor più giovane cronista Mascarino, allora trentaduenne, stanno leggendo La Stampa che titola in prima pagina “I vietcong  sono entrati a Saigon, s'è conclusa la guerra d'Indocina”. Giorno storico: finiva una lunga guerra, 34 anni, due milioni di morti, tra il Vietnam del Nord e Sud. Il servizio da Saigon non porta la firma di nessun giornalista: allora i fatti lontani nascevano riscrivendo i dispacci delle agenzie (l'Ansa, l'Ap ad esempio). C'è però il commento, “Il tramonto di un'epoca”, a firma di Carlo Casalegno, il vice direttore che sarà assassinato dalle Br.  Giuseppe Montesano, il “commissario di Torino”, divenne una leggenda. La sua figura ispirò il libro “La donna della domenica” di Fruttero e Lucentini. Montesano amava vivere “per strada”, per cogliere i cambiamenti di una città che avrebbe presto conosciuto i sequestri di persona e gli anni di sangue del terrorismo.
E che dire poi delle “due messe per un miracolo”? Il ricordo di quell’11 maggio 1965, di quanto avveniva nella sala operatoria dell'Ospedale Infantile e di quanto accadeva negli stessi minuti in città. Una giornalista de La Stampa, Gabriella Poli, potè seguire l'intervento chirurgico che doveva dividere Giuseppina e Santina Foglia, sorelline siamesi di 7 anni. La cronaca dettagliata di quelle lunghe ore: “L'operazione ha avuto inizio alle 6,30 con l'anestesia praticata dal prof. Ciocatto. Ore 7,25 il prof. Solerio fa la prima incisione. L'intervento è durato due ore e mezza. Alle 9,45 l'annuncio: divise e sono vive. Durante l'opera dei medici si celebravano due messe: una nella cappella dell'ospedale, l'altra officiata dal vescovo ausiliare monsignor Tinivella nella chiesa di Santa Cristina, in piazza san Carlo.  La vicenda emozionò la città.
Mascarino lavorò poi per anni con Gabriella Poli, e lei un giorno gli confidò:  “Per credenti e non credenti quello fu un miracolo”.  +
Poi il ricordo degli anni di guerra, quando i giardini erano diventati orti e in piazza Castello si trebbiava il grano.
E, ancora, la storia di quel 13 milionario che si trasformò in un incubo.
Ma si parlerà anche di storie del territorio, di un passato che tanti ricordano, di fatti e fattacci avvenuti a Cherasco e nelle sue frazioni.

 

L’ingresso è libero.

 

 

Cherasco, 29 marzo 2017