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Cappellazzo

fotografia CappellazzoCosta del Cappellazzo è il nome bizzarro di questa piccola frazione che costituisce il confine comunale con Marene e Cervere. Situato nei pressi del casello autostradale della Torino-Savona, il paese vanta un’antica tradizione agricola che nel corso degli anni ha visto l’evolversi del settore industriale prima e artigianale poi. L’insediamento, nel 1971, della Klinker SIRE ha infatti determinato un cambiamento sostanziale nell’economia delle famiglie del paese i cui figli, complice anche la meccanizzazione agricola, optarono in gran parte per il lavoro in fabbrica. Oggi la Sire, pur rappresentando ancora la più grande industria della frazione, costituisce solo il limite territoriale di un’area artigianale in continua espansione, grazie anche al ruolo strategico giocato dalla superstrada Cuneo-Asti. Se questa porzione di paese sarà sempre più fotografia Chiesacaratterizzata dalla presenza dei capannoni prefabbricati, è però innegabile che oggi il paesaggio della frazione è ancora fortemente segnato dall’attività agricola. Prati e campi di mais costeggiano, infatti, il rettilineo che dal cimitero porta a Bricco de Faule mentre la collina (Costa Alta) è dominata dai campi di grano e da piccole aree boscate che si snodano tra le strade campestri, dalle quali è possibile ammirare il profilo del Monviso e, nei giorni sereni, l’intera Langa.
Dal punto di vista urbanistico il paese presenta un nucleo centrale di impianto recente e in progressivo sviluppo, organizzato lungo l’asse stradale con la significativa presenza della Chiesa parrocchiale e del centro sportivo con campo da calcio e tennis.
La Chiesa, dedicata alla Natività di Maria Vergine, risale al 1610 ma oggi dell’impianto originario sussistono solo i muri perimetrali e l’area del presbiterio; navate e volte, infatti, ffotografia campo calciourono distrutte durante ilrifacimento del 1957 mentre una piccola parte degli affreschi seicenteschi è stata recuperata nel corso dei lavori di riqualificazione realizzati nel 2006. La leggenda narra che originariamente l’edificio dovesse sorgere sulla collina, ma che tutte le notti una misteriosa donna nascosta sotto un grande cappello (da cui deriva il nome del paese) spostasse i materiali da costruzione nella parte bassa del paese, nei pressi di un antico pilone raffigurante la Vergine con il Bambino. Gli abitanti, credendo che fosse la Madonna che indicava loro il luogo esatto in cui erigere la Chiesa, sottostettero alla sua volontà e costruirono l’edificio dove lo vediamo oggi. Sulla collina, a testimoniare la leggenda, ora rimane solo una croce di cemento, posta a poca distanza dalla cappella di San Rocco. Tracce di memoria storica del paese sopravvivono inoltre nell’impianto delle antiche cascine, delle borgate (Tetti Lelli, Barali, Rata, Garretto) e nei numerosi piloni votivi disseminati lungo le strade campesfotografia cappellatri.

Degli abitanti del paese è proverbiale la naturale propensione a “far festa”, peculiarità che si concretizza nella vivace attività del circolo ACLI e si manifesta in occasione dei festeggiamenti patronali che si svolgono la prima domenica di settembre. L’atmosfera conviviale è anche un aspetto saliente delle due trattorie presenti nel paese, nelle quali è possibile degustare tutti i piatti tipici della cucina piemontese (incluso il fritto misto).