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Qual'è il giornale che da più anni è stampato e diffuso in Italia? Parte con questa domanda l'incontro per l'Università popolare con i giornalisti de Ezio Mascarino e Marisa Quaglia,  il primo in pensione, la seconda racconta ogni giorno i fatti di Cherasco e delle nostre terre. È la Gazzetta di Mantova, in vendita da 353 anni: la prima copia  è del giugno 1664, Gutemberg aveva inventato la stampa da neppure 200 anni. Prima, nel medievo le informazioni importanti, editti, ordini, ecc, venivano diffuse a voce dai banditori, che giravano per piazze, strade, borghi, paesi e gridava quanto aveva deciso il re, il principe o il signore. C'erano poi – assieme ai cantastorie –  altri formidabili mezzi di comunicazione. Erano le sculture, i quadri, gli affreschi, che raccontano paesaggi lontani,  la vita della Madonna, il martirio dei santi, le pene dell'aldilà, le grandi battaglie.
A Torino si trovano testimonianze di questo fantastico modo di comunicare. Hanno più di tremila anni. Dove sono? Al Museo Egizio. Alcuni papiri raccontano, accanto alle imprese dei faraoni,  fatti e fattacci di tempi lontani. È cronaca vera, scritta con i geroglifici. C'è la storia del primo sciopero nel mondo. Siamo nel 1154 a.C., la squadra di artigiani che lavoravano alla tomba di un faraone smise di lavorare gridando “Abbiamo fame!”. Mancavano cibo e acqua. Molti i giorni di protesta, finì con una grande vittoria per i lavoratori: arrivarono grano, birra, cipolle e pesce.
Al museo di Torino c’è il racconto di molti fatti di cronaca nera. Un altro papiro racconta di un furto clamoroso, le indagini, l’arresto dei colpevoli. Sappiamo i loro nomi: erano uno scalpellino, un artigiano, un contadino, un portatore d'acqua e uno schiavo negro. Torturati , colpi di “ frusta sulla mani e sui piedi”, confessarono: “Dividemmo in parti uguali l'oro che avevamo trovato sui corpi....”.  Furono uccisi.
Ma dal mondo egizio ci arriva anche la prima “falsa notizia” della storia. Siamo nel 1274 a. C. Il giovane faraone Ramesse II, decide di far guerra a un popolo confinante, gli Ittiti  (nell'Asia Minore). Lo scontro nella piana di Kadesh. Fu una battaglia sanguinosa. Il faraone rischiò di essere catturato. Di quella guerra abbiamo il racconto su papiri,  una poesia, e molte immagini sulle pareti di grandi templi (quello di Abu Simbel ad esempio) che per tremila anni hanno tramandato la gloria di Ramesse II. Immagini di potenza, il Faraone sul suo carro dorato che colpisce, uccide e ottiene una “grande vittoria su un feroce nemico che minacciava i nostri confini”.
Ma andò proprio così? Così si è sempre creduto. Anni fa, scavando tra i resti della antica capitale ittita si trovò una tavola, una stele, che fece scoprire una verità diversa, ma più bella di quanto il faraone volle (falsamente) far credere al suo popolo e ai posteri. Ora quella tavola è conservata preziosamente alle Nazione Unite.  Perchè?  Lo racconterà Mascarino.


Marisa Quaglia, come oramai è tradizione, farà rivivere alcuni fatti delle nostre terre: un passato molto più recente che qualcuno forse ricorda ancora.


L'appuntamento è per giovedì 7 dicembre 1017 alla Casa della gioventù di Roreto, alle 20.45.  A disposizione la navetta gratuita dal capoluogo.

 

Cherasco, 29 novembre 2017

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